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doppiavia [Duplici e probabili percorsi della nostra esistenza]
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Curiosità
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7 novembre 2011
Le favole antiche e le critiche moderne … Bacone redarguisce!!
           

Nei panni dell’antico dotto Bacone lo vedo proprio … e nella Redargutio philosophiarum sciorina la sua sapienza del milleeseicento e oltre e dice che i greci avevano poca esperienza e perlopiù favolette e sogni.

Ma si, Noi che di secoli in più di Bacone ne abbiamo vissuti,  la respiriamo proprio la potenza  dell’esperienza, Cavoli!!! … ogni giorno e in ogni contesto!!

Ma poi facciamo come i greci e ci rifuggiamo nelle favole e nei sogni … e chi può darci torto: li le cose vanno come le vogliamo non come naturalmente avvengono.

Ma freniamo un attimo e ascoltiamo papà Bacone:

Ma è necessario ammettere che i nostri tempi, in confronto di quelli di cui parliamo, hanno il vantaggio di usufruire di quasi duemila anni di avvenimenti …”parlava pure del berlusconismo?? … ok andiamo avanti “ … e di esperienze e di essere giunti a conoscere due terzi della terra …” … ora sarà Clapton,  o lo scazzo temporaneo,  ma lui … Il grande Bacone … sosteneva che il conoscere di più produce sufficiente “formazione” e “informazione” per uscire meglio da un confronto fra il vecchio e il nuovo??

Ma dissento … fermamente dissento … queste son pigne o fasi mentali … ma null’altro che falso!!

Vogliamo dimostrarlo??

… tutte le volte che votiamo;

… tutte le volte che c’innamoriamo;

… tutte le volte che ci fidiamo;

… tutte le volte che acquistiamo;

Serve usufruire dell’esperienza precedente??

No, non credo e … scusate ascoltavo questa http://www.youtube.com/watch?v=qwprrAEL9-E  o …

… non voteremmo più l’uguale;

… non vorremmo più innamorarci, specie se ci sono altre esperienze fallimentari;

… non ci fideremmo più del nuovo;

… non compreremmo più nulla fra costi e mistificazioni;

Ma tutto questo è quotidiano e non serve l’esserci già passato … tanto si ripassa nelle scelte;

Ma diamo la parola ancora al saggio …

“L’’esperienza, figli miei, è simile all’acqua: più si estende e meno si corrompe. Nei nostri  tempi, come ben sapete, l’Oceano è stato percorso, nuovi mondi sono stati scoperti, le estreme regioni del Vecchio Mondo sono conosciute da ogni parte e in ogni loro particolare”

… ma …  se allora l’esperienza è acqua qui si è tutti affogati!!

Nuotiamo ogni giorno fra le nostre percezioni e le realtà molteplici che costituiscono il nostro vivere e tutte le volte ci si bagna, si affoga, si nuota e talvolta si muore nuotando.

La società che Bacone non ha conosciuto, quella odierna,  è fatta di uomini e donne senza memoria che non imparano dall’acqua o che il percorso piuttosto l’asciugano e fanno finta che non sia mai passata.

Acqua passata” intesa come acqua mai arrivata per non rinunciare al piacere del ricominciare sempre e comunque … perché reiterare le esperienza genera un ciclo positivo che tende a dar piacere tranne poi per la cascata finale … perché c’è e nessuno s’illuda che non può esserci.

… E il mito e il sogno … i greci si arrampicavano su quello … si davano le proprie spiegazioni che in qualche modo generavano speranze … come le favole che si auto raccontano i bambini per vedere uno scorcio di rosa dove il rosa non c’è!!

… I greci antichi, oggi,  avrebbero detto I wonted moreBacone avrebbe lucidato l’esperienza … ebbene ebbene  io faccio come Paperino … non disdegna l’oggi e fantastica sul domani … il poco gli basta il troppo lo disturba: c’è miglior modo per vivere??

 

http://www.youtube.com/watch?v=muDZD3wgoHI ... notte ... qui si balla da soli!!!

 




permalink | inviato da doppiavia il 7/11/2011 alle 22:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 febbraio 2011
Da Feuerbach a De Amicis passando per il mio letto!

“L’uomo è dato a se stesso solo dai sensi:  è oggetto a se stesso come oggetto dei sensi.”

Feuerbach, stasera hai bevuto … e non dire di no!!

Nei Principi della sua filosofia dell’avvenire lui  - e dico lui -  afferma che la scatola di sensi che intrappola la mia vettorialità comunicativa mi tiene e mi contiene dall’essere nessun altro prodotto che la risultante del mio mondo sensoriale.

Solo ciò che vedo, solo ciò che tocco, solo ciò che assaporo e via dicendo … e la distorsione sensoriale che può essere identificativa di varie patologie più o meno note?

Come la mettiamo con i daltonici che non captano unità sensoriali visive e magari pensano d’essere dei castani e poi si scoprono rossi di capelli .. . oddio che maledizione … i verghiani avrebbero invocato la fatua siciliana e invocato riti prosaici in dialetto melofono.

I sensi sono parziali per definizione, basta  scoprire nuovi punti di vista per superare i propri:

“Questo maglione è nero!”

“No, è navy!!”

“… che cazzo è navy??”

“… un cazzo di colore”

Ecco che non ci intendiamo su di un dato sensoriale …

Accarezziamo la mano, delicatamente però” dico a una piccola affetta da sindrome di Asperger ma,  solo lo sfioramento,  le procura lo stesso dolore d’uno schiaffo.

La sensorialità è un punto di vista e come tale superabile in ogni momento …

Lo so lettore che stai pensando … non parlo solo di disabilità o di difetti sensoriali!!

Prova Tu a gustare lo stesso cibo della tua compagna … l’indice di valutazione di quel cibo cambia a seconda del palato e del punto di vista.

Frena!! … anche il dato auditivo e tattile è commisurato a bisogni diversi … la visione è parzialmente omologabile ma l’olfatto, cazzo, quello è decisamente personale.

Solfatara napoletana … luogo cult di visita per turisti d’ogni risma  e anch’io non faccio differenza …

Lui, il mio lui, s’estasiava all’odore folto e deciso che proveniva dai fori incongrui sul terreno ed io ero giù a … vi lascio immaginare!!!

Una vaga somiglianza a uova marce e trementina è rimasta fermamente impressa nel mio sub-cosciente alla parola SOLFATARA.

Anche la valutazione dell’altro è soggettiva, parlo sempre dei dati legati al sensoriale; le bionde che sono più belle delle more o gli occhi che sono più espressivi del colore che portano: tutte forme relative al soggettivismo empirico dell’uomo.

Tutto ascrivibile al soggettivo dell’oggettivo…

… come frequentare una sola classe d’oggetti ( o persone) e ritenere che quelli siano gli unici che esistono, le sole verità.

In Cuore De Amicis supera la soggettività, lo fa parlando d’amicizia e probabilmente il riferimento è un po’ forzato ma comunque pertinente.

Con lui, con De Amicis, vorrei concludere lo sproloquio serale e citare una frase fra le più belle nel libro:

“… e così vivrai in una classe sola, e l'uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro”

Parlerò ancora di De Amicis e, spero, in modo centrato!

Per stasera raccolgo i miei dati sensoriali e corro nel mio letto.

Mio… quello è un dato oggettivo!!.

 

 

 




permalink | inviato da doppiavia il 19/2/2011 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 gennaio 2011
... Con l'incipit non ci paghi il fornaio!!

Tutta la vita ho battagliato con la scrittura, e non c'è niente che abbia affrontato con più coraggio degli incipit.(Firmino)

L’incipit ti paralizza proprio come una puntura d’insetto … pochi sanguinolenti attimi di puro terrore distillato nel tentativo di capire che diavolo ti sta succedendo e come – e se – te ne puoi tirar fuori.

Gli incipit sono dei maldistomaco … frasi che ti tolgono il sonno -  ammesso che tu, scrittore, abbia avuto un vero e proprio sonno -  … con sogni come quelli di Alice e il suo Paese di svitati senza meta … gatti come aquiloni e cappellai inesorabilmente matti,  come se avevamo bisogno anche dei cappellai.

Gli incipit ti fanno annusare l’odore d’una storia e ti determinano se il sugo è buono o no ….

 Se la minestra è passabile.

Nulla di cruento, niente di sensuale … dannatamente estroverso e anche pervasivo … una sferzata d’olio buono su pane caldo e origano …

Continuo a pensare al cibo e non va questa faccenda e Tom Waits che si spiccia tutti con la sua cantata aggressiva; ecco lui è un incipit vivente … Tom da l’inizio d’un qualcosa  e di quel qualcosa determina il sapore prima delle spezie.

Vi parlo dell’incipit perché l’inizio d’un qualcosa è una marcia in salita e caspita che fatica … volevo iniziare con un filosofo per riparlarvi di me ma Hume ha declinato l’invito e il suo Trattato sul suicidio mi urla fra le mani e ingoia colla pur di non aprirsi e non fornirmi un inizio.

Ho chiesto a molti autori ma, cavoli, non mi si fila più nessuno… e nemmeno di striscio e così implorante sono andata da Firmino, un topo povero e sfortunato, un topo da biblioteca come me e le nostre affinità mi hanno condotta al mio supplire e al farmi supplire … un topo e una topa … magari tecnicamente non è proprio corretto ma è tragicamente vero.

Divago e smielo sul mio lavoro … non si dica questo dei miei lavori … studenti e studentesse aborrite la mia salsa di mirtilli letteraria e tuffatevi sui grandi … coloro che i mirtilli li raccoglievano e li fornivano a mezze calzette come me per farne salsa.

Ecco solo a loro e null’altro.

Torno a Firmino, l’unico che m’ha dato conto: “Ciascuno di quelle frasi meravigliose così cariche di promesse era come un pacco regalo stretto fra le mani di un bambino impaziente. Un pacco in cui non c’erano altro che sassolini e un po’ di cianfrusaglie. Ma, oh, com’è allettante quel tintinnio. Lui pensa che siano caramelle ! Io pensavo che fosse letteratura.”

Ecco cosa Firmino intende per incipit… ed io con i cerini in mano e un pacco sorpresa pieno di mini scoppi di capodanno inizio il mio nuovo anno … senza un incipit ma con un semplice “io speriamo che me la cavo” e che Marcello D’Orta mi perdoni …

Inizierò quest’anno con una speranza … per cavarsela c’è sempre tempo!!

 




permalink | inviato da doppiavia il 1/1/2011 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 novembre 2010
Nietzsche ... balla con me, sciogliti!!
 

Una “disco” da Radio, scansonata e provocatoria, Nietzsche e il sabato sera… da dove comincio?

Dal sinuoso ondeggiare di bacino che concilia la connessione corpo-mente e le relazionalità filosofiche che, credetemi, sudano il pane come i cassaintegrati dell’isola!!

Un altro colpo d’anca, un occhio ai quadri del pittore da “Raccontare” e Nietzsche… ok, comincio con lui!!

Rileggevo la “Geneologia della Morale  e che diamine fare il sabato sera se non farsi palpeggiare dalla genealogia?

 … ecco che afferra un mio neurone… esperienza unica!! … scusate, rientro in me con un ultimo colpo d’anca!

Ecco fatto… adesso sono seria.

 Nietzsche mi dice che è meglio voler il nulla che non volere… scegliere sul non sapere.

Nel limbo mediatico delle scelte il popolo italiano si perde nella volontà del non volere e questo farebbe impazzire il buon Federico… così come a me mandano in tilt gli apolitici o quelli che ti rispondono con un “…non so!”.

Scendendo in profondità, nella morale del nostro amico, lui salva la volontà di scelta e non gli frega granché sul cosa scegliere … i suoi stessi ideali erano discutibili ma difendeva la volontà di poterli sostenere… la volontà di scegliere anche il nulla se era il caso…

Aspettate un attimo… like a vergin, devo muovermi… solo pochi istanti!!

Nietzsche difendeva la possibilità di scegliere se ballare o meno… la scelta nel mio tempo è un ancoraggio mancato, un approccio che manca d’artiglio… cavoli se ci penso che delle ossa del secolo scorso avevano più possibilità di editare, commentare, esprimersi dei rabbiosi e untuosi cittadini del nuovo millennio.

E se questo illustre pensatore è stato usato, nelle ideologie, come un prototipo dell’uomo nuovo del social nazionalismo lui, che un poco elitario c’era, non aveva molti torti… peccato che quella nobiltà d’uomo che volevano creare non è venuto fuori  e basta guardarsi attorno per vedere che l’eugenetica non funziona!!

L’animo si cambia da dentro e poi occhi e fisionomia assumono un nuovo significato, una nuova luce… e una nuova libertà… quella di capire e scegliere senza essere pilotati dai vari mass-media con la coperta corta…

Questa radio continua a trasmettere la musica giusta…  per una copertina sul divano e un adeguato riposo guardando il cielo… una compagnia degli ultimi periodi che mi ha regalato i migliori sabati della mia vita!!

 

 

 

 




permalink | inviato da doppiavia il 6/11/2010 alle 23:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 ottobre 2010
Cari compagni... storia d'una frase che acchiappa tutti per non parlare a nessuno!!
 

“Cari compagni, tutto va bene! C’è molta confusione sotto il cielo” Mao Tse-tung

 

Mao non conosceva il cielo Italiano, non almeno quello contemporaneo.

Se la confusione porta al rinnovamento, quella attuale, tipica della nostra società, chiude un ciclo  quello dello sconforto delle regole, delle alterazioni dei buoni propositi, dello sbagliato che diventa giusto… e del tutto senza giustizia perché quella, solo quella, da Noi è inquisita.

Non voglio parlare di politica… semplicistico e antitetico … sprecare parole o inchiostro sui luoghi comuni, non mi è mai piaciuto… Vi parlo del “Fa’ ciò che vuoi”… con fa’ accentata che già una volta ho avuto problemi per un refuso assurto a caso… e d’un caso diventato caso per una testa di Caso.

Non mi dibatto su ciò… non ne vale la pena… “Fa ciò che vuoi”;

-           cos’è un invito disinteressato, un eccesso di protezionismo o una funzione - particella d’una chiave di lettura filosofica.

Tutte e tre le cose ma non corriamo.

Di norma quando si incorre in questa espressione le balle già girano, le parole sono terminate, i concetti cercano un rifornimento autorizzato di idee proporzionali alla civiltà e fedeli alla socialità comunicativa.

O bisogna essere totalmente disinteressati da dire la frase in oggetto senza pensarci e senza alcun interesse sulle sorte del destinatario del nostro assenso automatico.

Dietro c’è Aleister Crowley!

Dubbio personaggio di cui conosco appena una dottrina mista di ritualità, esoterismi, ampolline e un sacco di sesso.

Una specie di santone strafatto che predicava l’amore – carnale soprattutto – e il fa ciò che vuoi che poteva essere tutto e il contrario dello stesso.

Così “Ama e fa ciò che vuoi!” è un messaggio universale che attraversa varie correnti di pensiero e investe – nel senso fisico!! – l’intera ideologia cattolica-cristiana.

Ma loro fanno entrare il sesto comandamento e diventano sessisti al contrario… non fornicare, e non a  tutte le altre cose che ti chiedono di non fare e che prontamente poi tutti fanno perché è umano farlo…

 

Cosi… Cari compagni, tutto va bene ma… la confusione c’è quando si ama e anche quando s’ignora la volontà d’amare… Cari compagni: non lo so se poi tutto va così bene!!

Ci penso ancora un attimino!!

 

 

 




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17 ottobre 2010
Agisci nel dubbio... dopo c'è il silenzio!
 

“L’agire, tuttavia, diviene progetto di senso solo se lascia spazio alla dialettica tra silenzio e dubbio.” (Fabio Gabrielli)

Ma che vuol dire?

O rimango in silenzio o rimiro il dubbio e me ne faccio ragione!

La filosofia è il pane duro dei poveri (cito me stessa)… dei poveri di pensiero e che arrancano, sgranocchiano  ­-  con i denti mancanti o la mancata conoscenza dei supporti del pensiero-  i rudimenti di filosofi che parlano ai pochi e,  per questo, si rivestono di eternità.

Nulla da dire su Gabrielli!

Come potrei: faccio un neurone sui ogni cento dei suoi.

Sto al mio posto e provo - tranne quando la mia ignoranza mi fa diventare audace - ad ascoltare, meditare e risentirmi da sola delle mie sballate opinioni… delle mie ipotetiche scissioni dell’essere e del loro rielaborare ciò che la sinistra della mia testa dice alla destra.

Via assicuro che non è un lavoro piacevole!

… si sta sempre a spostare un argomento da un emisfero a un altro con dieci dita di polvere in più in ogni passaggio… sino all’aumento del volume del concetto e alla resa incondizionata alla sua accettazione senza replica.

Fermiamoci!

Silenzio e dubbio … come dire: non parlo e dubito di tanto silenzio!

O meglio … non parlo perché dubito dei miei concetti…

O ancora … il silenzio mi fa maturare il valore delle parole e il dubbio del loro valore mi blocca dal valutarle;

O… faccio silenzio per sciogliere i miei dubbi e, quest’ultimi, nel silenzio si compiono e agiscono.

Come vedete si possono fare molte combinazioni fra i termini senza azzeccarne il contenuto e…  su quello sono veramente una esperta!... ciò non impedisce di giocare al gioco delle congetture che talvolta ci sgnaccolano e altre ci strisciano vicino.

Ecco la mia visione:

Dialettica è comunicazione… i due termini fra cui corre questa comunicazione sono il silenzio e il dubbio … di fondo argomento portante è l’agire.

Cosa determina il mio agire?

… l’innata comunicazione fra ciò che osservo, valuto, i limiti che trovo …

dubito (tipo il cogito cartesiano…)…

… nel silenzio analizzo i termini del mio essere;

li pongo in relazione con le mie certezze… scovo le ambiguità … analizzo il dubbio… agisco nella risoluzione d’un dubbio e mi supero.

Sembra complicato ma è ciò che facciamo ogni giorno nel processare i miliardi d’informazioni che ci giungono … poi agiamo; anche quando siamo volgari contro qualcuno… il processo informativo/formativo è uguale.

Sappiate dunque che quando mandate a fanculo qualcuno avete processato un dubbio… nel silenzio analizzato il termine e poi agito di conseguenza.

Perché vi parlavo di questo?

 

Cazzo l’età che si fa sentire!

Ciò che ho detto è lontano dall’analisi di Gabrielli che, peraltro, ho letto sul numero 51 del giornale Lifegate magazine ma, volevo mostrarvi, come da una semplice affermazione la nostra dissertazione possa prendere strade diverse e condurre in vari viottoli più o meno voluti.

Ho fatto il politico stasera!

… se le sparavo più grosse facevo il capo di governo.

Ma, valutate voi, non sarò degna di nota ma avrò contribuito a farvi dubitare sulla mia preparazione… avrò originato il vostro silenzio interiore e indotto la vostra volontà ad agire.

Per un sabato sera… tempestata da punture di zanzare…  non è male!




permalink | inviato da doppiavia il 17/10/2010 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 ottobre 2010
Reporter Bialik... missione compiuta!
 

Bialik non era un poeta!

Lo dico con pienezza e senza false attestazioni di merito: egli non era poeta!

O meglio non era solo un poeta… forse il miglior reporter dei suoi tempi con una unica differenza: non raccontava in prosa ma in versi.

L’emozionalità esce in versi, difficilmente in prosa; poche volte ho sentito dalla prosa uscire fior di periodi che divenivano poesie e solo in pochi autori esce questa gamma di fioriture senza stagione.

Da Dostoevskij a Singer, passando per l’epico Borges e l’attuale Barricco o, fra gli emergenti, Baraldi e Finardi che con classe conducono verso un solco poetico difficile da saltare.

Bialik, il poeta della Città del Massacro aveva visto altri pogrom ma non li aveva raccontati; non con il suo modo di fare, con la terribile eleganza che spiazza ad ogni angolo della vita voi vi troviate.

“quando domani verrete a bussare alla mia porta, per reclamare la vostra ricompensa , vi aprirò. Entrate, guardate, non ho nulla per voi!”

Poi andò a Kishinev e l’orrore scoppio nel suo cuore e come la Gellhorn cominciò a raccontare delle mostruose iatture provocate dall’odio… odio che è in serpe nella mia civiltà… odio che chiude l’informazione e ne provoca il rigetto del sapere.

Nazione divisa… etnie uniche ma che reclamano una diversa provenienza … non serve un capo per dirigere molti popoli, perché siamo in molti ed ognuno, nel proprio orticello, promette benefici e sentenze per il vicino… quel Tipo non vuole sul serio l’unità nazionale, la vuole perché deve farlo… i suoi orti, quando poteva, li ha coltivati e… distanze incolmabili.

“Uscendo prendi con te una parte del mio tormento,

e unito a rabbia feroce

gettalo nel grembo dei sopravvissuti…”

Diceva questo Bialik ancora scosso per il sangue degli innocenti… a fiume è scorso sino a Beslan per altre ragioni … infanzia, primitiva forma di vita che tiene dentro ciò che non le permettono d’esplorare… l’infanzia negli occhi del terrore, gli stessi dei bimbi di Kishinev… la falce gocciolava ancora quando il poeta ha raccolto l’ultimo grido.

Un libro che mi scuote tutte le volte, mi accelera il cuore e  trema l’emozione o l’abbandono… non è perché mi guardi da una panchina che mi vedi diversa, non è perché la tua mano trema… la prendo lo stesso perche di te non ho paura… ultimo fra gli ultimi hai sofferto troppo per procurare e procurarti del male.

No, non degli ultimi bisogna aver paura… Bialik m’insegna ad amare i miei limiti e a superarli… un poeta rende migliore solo se vivendo di dolore è stato capace di produrre cambiamento.

Lui c’è riuscito.




permalink | inviato da doppiavia il 1/10/2010 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 settembre 2010
Ad una mano da Protagora...
 

… Che cosa ti piomba stasera?
 Il dialogo socratico!

Socrate, colui che ignora per definizione e ricerca al fine di capire… nessuna fonte eristica,  solo la categoria sacrosanta della curiosità e della meraviglia.

Uomini d’altro genere… e, non è perché s’interscambiavano con gli allievi pensieri e “liquidi”  d’umana fattura,  ma perché erano speciali già in embrione.

Come mamà li fece… senza zuccheri aggiunti!

Gente! che pagherei per parlare con un socratico e sciorinare i miei ricordi in libertà.

Parlare di tutte le piccole e grandi stranezze che sin da bambini ci hanno nutriti… tutte le fantomatiche curiosità impartite a forza nel cervello… come respirare a pieni polmoni alle cinque del mattino per ossigenare il cuore.

Dalle mie parti, farlo in qualsiasi stagione, è quasi un piacere… nel mio periodo milanese, d’inverno, sentivo gli alveoli frantumarsi sotto il peso d’un ghiaccio bastardo che il fiato te lo mordeva e, se campavi per il giorno,  ringraziavi avi, notti e zii per la cara carognata che t’avevano insegnato.

O forse perché loro non erano mai usciti al di là della loro via e, delle loro certezze, ne facevano universalità…  vai a capirle certe cose!

Ma non è mica di Socrate che vi parlo… “troppo semplice, troppo facile… troppo semplice mi piace citare la battuta di Saro Urzì in Sedotta e abbandonata; comica perché fedele alla realtà.

Protagora l’eracliteo, il tipo che aveva le misure di Bossi con l’umore attuale di Fini; Eraclito, lo ricordate?
Non è che era uno spasso d’uomo… cavoli, lui e l’oscuro camminavano a braccetto… si raccontavano i segreti e non li svelavano a nessuno… ti faceva, al caso, il gesto dell’ombrello.

Protagora, che lo seguiva, ha esordito -  con pena la condanna d’empietà e fuga grazie a Pericle – con “L’uomo è misura di tutte le cose” e qui agnostici, anarchici… premier vari e ampolle con zattere e Po, hanno fondato le loro radici, sviluppato il loro Ego e annientato L’Es – l’istinto – perché d’istinto raffinato hanno elaborato la nuova coscienza di classe.

E qui Marx stavolta, non c’entra!

Ma la civiltà a misura d’uomo comincia a fare acqua… forse ha fatto sempre acqua.

Se per uomini intendete quei tipi in calzerotti e boxer che talvolta si svegliano accanto a voi e guardandoli vi dite “… cazzo ho bevuto ieri sera?”  non è esattamente di loro che parlo.

Il concetto di uomo è il fumo, l’anello di congiunzione fra l’uomo e il leghista che troviamo… il primate mancante e, con peli o no, possiede una pelliccia d’indifferenza che non si flagella neanche a colpi di frusta.

Potagora: perché uomo e non donna?

Lo potrei anche capire, visti i tempi, ma le tuniche che strisciavano sull’erba erano filate, tessute, pulite e ideate dalle donne… anche la foglia di fico l’ha data una donna – volentieri avrei offerto il cactus… particolari! -

Un uomo che sia inizio e fine d’universo è il limite offerto da Nietzsche e, per ciò che ha offerto all’ideologia social-nazionalista, non credo che possa bastare o offrire un supporto alla reale commisurazione con l’altro.

Congetture e giri di parole le mie… tesi indimostrabili fatte per non essere considerate ma, rivedere le origini, mi da modo di capire cosa mi trovo oggi di fronte… compresa l’azione archeologica e mitologicamente errata del collega che ti tocca il culo facendo finta di niente.

!!Protagora!! l’uomo non è misura… prende le misure.

 




permalink | inviato da doppiavia il 22/9/2010 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 settembre 2010
Sigmund... smettila non mi analizzare più!
 

Ed ecco che ripiglio in mano Sigmund… sapete il Freud di qualche scritto fa e di qualche mente esaminata in giro nel mondo?

Gesù quanto ne ha visitate... da perderci il conto.

“Ripiglio in mano” forse è una espressione poco felice ma come si fa a presentare un tipo così… tutta barba e psicoanalisi?

Certo è meglio che presentare il Signore degli anelli o al limite Lewin - quello delle dinamiche di gruppo - ma stasera mi va Freud ed è lui che avrò… almeno con gli oggetti inanimati mi faccio ragione!

Ascolto Irene Cara con il suo tema di Flashdance e penso che Lewin la dinamica l’avrebbe interpretata a modo suo se solo seguiva il ritmo di Irene… ma queste sono altre schermaglie, minuzie … pulci dei porci o porci dei pulci dei porci.

Mi fermo qui.

Dall’Interpretazione dei sogni trovo il concetto di raffigurabilità ovvero i modi in cui il sogno raffigura le relazioni tra i pensieri d’esso stesso.

Nei fatti: come le nostre ossessioni, i nostri pensieri, si ripercuotono sulla vita reale… anche celatamente, in frase e luoghi comuni.

Bello, interessante: Se bevo candeggina in luogo del caffè qualcosa vorrà pure dire, qualche pensiero di morte forse sfiora il mio delicato cervellino… ancora peggio quando si mettono i calzini sporchi nella minestra: quello ha bisogno di qualcosa di più che una seduta di psicoanalisi!

In particolare mi viene di porre attenzione sullo scambio casuale di parole, apparentemente senza senso, su di un testo ma le cui assonanze risultano intimamente legate a dei macro concetti.

Per intenderci: la scrivente dell’epoca freudiana richiedeva del “carbone” fuori contesto ma intendeva un “amore segreto” con il seguente testo:

Non fuoco, non carbone

Può bruciare così forte

Come un amore segreto,

di cui nessuno sa.”

Ma qui casca l’asino: se il subconscio elaborasse modalità standard per celare le conflittualità interne, le verità nascoste… le patate bollenti… esisterebbe un’unica strada di controllo, di ricognizione, di decodifica; non è così.

Vedete il subsiamo amici posso chiamarlo in modo simpatico – è una sfera vecchia quanto il mondo o, come si dice dalle mie parti e senza spiegazione logica, “Vecchia quanto il cucco!”, ed ha elaborato delle dinamiche apologiche niente male.

Spesso non nasconde la parola ma il suffisso del significante: se devo dire amore e amore viene tramutato dal sub in sole, talvolta si usa il suffisso “so” davanti ad una falsa chiave:

<< sono certa che so ffra-i – da “so” - indice nascosto di sole che equivale ad esempio ad amore – “ffra” falsa chiave ad esempio di soffrire - >> con chiave indicativa dello stato personale.

Magari mi sbaglio ma Freud sapeva talmente bene l’affare suo che la sua famiglia, ad un certo punto,  ha smesso di parlare, poi di scrivere e… cazzo quando ha smesso di analizzare l’esteriorità comunicativa ha cominciato a distruggerli con l’analisi della postura e della comunicazione non verbale.

Alla fine tutti vegetali!

Scherzo: parlo d’un mio idolo come posso decomporre il suo pensiero?

Batterio… sono un batterio: schiacciatemi!!




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9 settembre 2010
Capre fissate … una Martha scrive… un senso alla vita!

Se la Gellhorn avesse visto il film L’uomo che fissa le capre avrebbe riso, riso di cuore… lei, una reporter di guerra, bella come il sole… bionda   come dicono i veneti “… le bionde son belle!”–  e anche una moglie di Hemingway per un po’… lei avrebbe fatto la battuta… mai volgare o superficiale ma un po’ di boiate le avrebbe commentate.

Ricapitoliamo:

L’uomo che fissava le capre con George Clooney (ricordate il bellissimo medico che ti faceva venire voglia d’ammalarti per farsi dare una toccatina dal soggetto!!)  colui che, in condizione normali, non ti si fila neanche di striscio… ecco di lui parliamo;

Il volto della guerra di Martha Gellhorn… la bella reporter degli anni cinquanta che s’è guardata in diretta i principali contesti di guerra del suo periodo… figa quanto mai - dicevo bionda -  e una intelligenza cum  creatività narrativa da far rabbrividire i fantasiosi del suo periodo… pare che anche il suo Ex, che non era mica da buttare come scrittore, fu parecchio infastidito dalla sua bravura.

Che dire: di geni in casa né basta uno cosi zak… taglio… separazione… potatura… chiamatela come volete ma sono diventati entrambi storia, almeno l’una per l’altro.

Dalla chiusura d’una storia importante  nasce il percorso narrativo di L’uomo che fissava le capre; storia singolare… un  classico lui viene lasciato e va in tilt (fanno finta, poi vivono alla grande senza noi!) … forse con le bionde è diverso ma non posso mica sapere tutto io!

Il lui del L’uomo che fissava le capre non l’aveva mica bionda la moglie ma lo stesso va in tilt e in Iraq insieme ad un matto psicotico.

Il folle  Clooney appartiene ad un gruppo di fuoco americano molto figlio dei fiori… controllo della mente e psico-cazzate del genere … il reporter  traumatizzato si affida ad un tipo così e le vicissitudini si sprecano.

Lui scopre in sè la forza – oltre la tecnica degli occhi scintillanti … booo! – e la sua vera missione: raccontare ciò che ha visto.

Qui torna la Gellhorn.

Adesso aprite pagina 285 del libro Il volto della guerra, edizione Serra e Riva editori  - giuro che non m’hanno dato un soldo, ne una carezza… al limite neanche uno sguardo – e vi troverete un succulento capitolo dal titolo  La guerra vera e la guerra delle parole… non ve lo  sintetizzerò, scordatevelo che non ci penso neanche!!

Le linee si ricongiungono: si può leggere e farsi ispirare, si può partecipare ad un evento in punta di piedi nella consapevolezza che bisogna sempre provare ad essere se stessi anche quando tutto, fatti compresi, sono contro di te.

Inoltre: c’è una strada da cercare più che da seguire… i fatti che ti accadono ti danno delle dritte sul come e sul quando… basta mettersi in ascolto.

Film incredibile!

Non so come valutarlo: mi ha lasciata del buono dentro, profondamente buono, anche se non mi ha spiegato la tecnica degli occhi scintillanti..  magari poteva servire…  solo un desiderio di scrivere e di commentare ciò che ho intorno.

Anche il più piccolo evento ha un suo perché: le cose non sono per sempre, le idee non durano in eterno e chiarire sempre… “ I malintesi alienano, altro che conquistare “il cuore e la mente della gente”.

Lo diceva Martha Gellhorn … possiamo crederci!

 

 

 

 

 

 




permalink | inviato da doppiavia il 9/9/2010 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE